Chiesa e Convento di Santa Teresa a Monopoli (BA)

Progetto: “Scopriamo la città e il suo territorio”- POLO LICEALE GALILEO GALILEI di MONOPOLI (BA), A.S. 2016/2017. Studente: Alessandro Palmisano  I Sez. B indirizzo Scientifico. Docenti: Maria De Mola,  Patrizia Dormio, Arianna Lillo, Patrizia Melone,  Cinzia Palazzo,  Raffaella Rotondo. Dirigente:  Martino Cazzorla

0La Chiesa di Santa Teresa risale alla fine del 1500 con la fondazione del Conservatorio Casa Santa. Secondo un’antica tradizione nel 1585 alcuni fedeli acquistarono delle case nella città vecchia, in prossimità della chiesa di San Salvatore, che in seguito furono adeguate ed ampliate per dare luogo all ’Istituzione denominata Conservatorio Casa Santa.

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Antiche fonti storiche affermano che la fondazione di questo Istituto viene attribuita a Mons. Antonio Porzio di Napoli, vescovo di Monopoli dal 1577 al 1597 , il quale fece edificare questo Conservatorio al fine salvaguardare il benessere e l’onore delle povere fanciulle orfane e delle figlie abbandonate dalle madri. Il vescovo contribuì al finanziamento con la raccolta di molti beni che successivamente furono ampliati dal vescovo Francesco Sorgente nel 1680.

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I Frati Carmelitani Scalzi giunti a Monopoli nel 1645, su invito dell’abate Giovanni Battista Bandino, attesero molti anni prima di predisporre della nuova residenza. Dopo il decreto del 1646 del Vescovo Sorgente, che autorizzava la fondazione del convento, i religiosi ottennero in eredità dal parroco dell’Amalfitana don Francesco Romanazzo una “casa palazzata” nei pressi della chiesa di San Pietro e Paolo, che adattarono come abitazione. Nel corso degli anni i frati comprarono altri locali e abitazioni nella zona adiacente, come le case appartenenti ai Riso, agli Sforza, agli Abbate e poi altri stabili confinanti fino a possedere l’intero isolato. Inoltre, nel 1667 riuscirono ad ottenere dal Capitolo della chiesa di San Pietro una piccola porzione di suolo del larghetto sul quale si affaccia la chiesa. Tutti i locali e le abitazioni acquistate dai teresiani furono abbattute e ristrutturate per edificare l’attuale convento.L’edificio, costruito prima della chiesa, comprendeva il monastero dove ospitare le religiose orfane devote alla Beata Vergine della Presentazione. Fino al 1810 l’Istituto fu curato dai Carmelitani Scalzi, poi dalla Commissione degli Ospizi Comunali e, infine dal 1863, dalla Congregazione di Carità.

1La chiesa venne costruita nel periodo compreso tra il 1715 e il 1735 e consacrata in questo stesso anno da mons. Sacchi. La prima pietra dell’attuale edificio, progettato dall’ingegnere Vito Valentino da Bitonto, fu posta il 26 luglio del 1716, giorno della gloriosa S. Anna. La chiesa originariamente consacrata a San Giovanni Battista ed Anna fu inizialmente affidata ai padri Carmelitani Scalzi, per poi passare ai Signori della Missione e infine alle Suore di Clausura Vescovile di Casa Santa, ordine femminile anche conosciuto come Serve di Maria. Con il passar del tempo il titolo originario fu oscurato da quello più popolare di Santa Teresa.

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L’edificio di fattura settecentesca si caratterizza per l’impressionante innalzarsi della cupola che all’esterno assume un valore urbanistico, di centro e orientamento dell’intero borgo antico.

La facciata, in pietra calcarea, si eleva sulla via Santa Teresa e non è oggi del tutto visibile a causa dei palazzi addossati alla struttura costruiti successivamente. Il prospetto si presenta tripartito da paraste abbinate ad angolo, poggiate su un alto plinto e sormontate da capitelli compositi. La superficie è articolata da un gioco di concavità e convessità, che rappresenta uno dei caratteri peculiari dell’architettura barocca.

Il portale inquadrato dalle paraste si eleva su una semplice gradinata. Una cornice mistilinea costituisce il forte marcapiano che immette nel registro più alto in cui un ampio finestrone sormontato da un cartiglio, logorato dal tempo e fiancheggiato da due stemmi a forma di cuore che ricorda quello dei Teresiani. L’ordine superiore culmina in un frontone spezzato con al centro un basamento che in origine doveva sorreggere forse una croce.

 

pianta santa teresaL’interno è composto da un’unica navata a croce latina con cappelle laterali, al di sotto della quale si estende un ampio sepolcreto, a cui si accede attraverso una botola dietro l’altare principale.

15L’aula liturgica è una composizione in verticale di pareti e volumi impreziositi da stucchi, il tutto inondato dalla luce. Il colore bianco delle pareti ricorda la calce mediterranea del barocco pugliese.

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Gli unici tocchi di colore derivano dagli altari, dagli scuri e austeri confessionali e infine dai quadri nelle ampie cappelle che accompagnano i visitatori nel cuore della chiesa: l’abside. Qui si eleva la cupola su un alto tamburo forato da otto finestre.

22L’ altare maggiore, originariamente in pietra, è stato sostituito con l’attuale altare neoclassico proveniente dalla chiesa dei Santi Giuseppe ed Anna dedicato a San Giovanni Battista; presenta una decorazione ad intarsi geometrici con festoni ai lati del tabernacolo e il paliotto a sarcofago con piedi leonini.

28Sopra giganteggia la tela di Ignazio Montella raffigurante la Madonna e Santi. Il dipinto firmato dal Montella reca la data del 1735. Rappresenta la Sacra Famiglia inserita in un cielo luminoso popolato da angeli volanti che sostengono un ampio sipario. La storia raffigurata allude all’incontro leggendario nel deserto di Gesù Bambino con San Giovanni Battista fanciullo, incontro che prelude a quello narrato dai Vangeli quando il Cristo si fece battezzare dal Battista nelle acque del Giordano. I personaggi rappresentati, la Vergine e il piccolo Gesù, Sant’Anna e San Giovannino, mostrano le tre generazioni legate, oltre che dal vincolo affettivo e di parentela, anche dalle posture e dai gesti. La composizione si completa con le figure di San Gioacchino accanto a Sant’Anna a sinistra, San Zaccaria e Sant’Elisabetta a destra, e in primo piano accanto alla Vergine San Zenobio che sostiene con una mano un arbusto fiorito. L’impostazione teatrale, l’eleganza formale e la luminosità del colore richiamano i modelli del De Mura, pittore di fama europea attivo a Napoli negli stessi anni.

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Altre due tele provenienti da San Salvatore, S. Michele con S. Eudocia eTrinità con S. Gennaro, S. Carlo Borromeo, S. Biagio e S. Francesco di Sale erano conservate in questa chiesa. Oggi sono nel locale Museo Diocesano e testimoniano la presenza in città di allievi del Solimena. I busti lignei nella parete centrale dell’abside sono due reliquari in effigie di San Giovanni della Croce e di Santa Teresa d’Avila. Il Crocifisso (XV- XVI sec.) è tuttavia la “reliquia” più preziosa di questa chiesa e proviene dalla chiesa di San Salvatore.

Pregevoli i due bellissimi loggiati, quello di sinistra utilizzato per la cantoria e quello di destra per l’organo, oggi presente nell’oratorio del SS. Sacramento della Cattedrale. Entrambe sono realizzate in legno intagliato e dorato con al centro lo stemma dei carmelitani scalzi che raffigura uno scudo araldico con cinque elementi: una montagna stilizzata sormontata da una croce e tre stelle a sei punte di cui una bianca al centro e due simmetricamente ai lati del monte. L’emblema dei carmelitani è ripetuto più volte all’interno della chiesa, lo si ritrova, infatti, centro dell’arco trionfale ed è realizzato in stucco, sorretto da due eleganti angioletti.

30Ingente il patrimonio dell’arredo sacro e, in particolare, quello pittorico che comprende anche tele, realizzate da celebri artisti, trasferite da altre chiese, ormai chiuse.

Proseguendo verso l’uscita troviamo a destra la cappella dedicata alla Madonna del Carmine. Sulla parete centrale è collocata una tela del 1735 che raffigura la Vergine del Carmine che dona lo scapolare a S. Simone Stock, mentre sulla sinistra due astanti assistono all’evento. La Madonna, seduta su una vaporosa nuvola accanto a putti danzanti, indossa una veste rossa e un ampio mantello blu, sul quale è rappresentata una stella, simbolo della sua verginità.

39Al centro della cappella oggi, è posizionata una teca contenete due statue: a sinistra San Pietro, a destra San Paolo.

43A sinistra della bussola si trova la cappella di Giovanni della Croce che presenta al posto dell’altare due teche, quella centrale protegge la statua del Cristo, in dimensioni reali, con il corpo avvolto nel sudario che sembra esprimere, attraverso le sue piaghe sanguinanti, il dolore e la sofferenza subite in croce

4445Nella teca a sinistra è conservata la statua della Vergine, a grandezza naturale rivestita di stoffa che riproduce la tradizionale iconografia della “Desolata” o “Madonna dei dolori”, in abito nero con ricami dorati, il fazzoletto, lo spadino e l’atteggiamento di forte drammaticità sottolineato dal volto pallido e solcato dalle lacrime.

46Sulla parete centrale della cappella è collocato il dipinto di San Giovanni della Croce, sacerdote dell’Ordine dei Carmelitani e dottore della Chiesa, che, su invito di Santa Teresa, fu il primo tra i frati ad aggregarsi alla riforma dell’Ordine, da lui sostenuta tra innumerevoli fatiche, opere e aspre tribolazioni. Di chiara destinazione devozionale, la tela mostra il Santo in contemplazione tra numerosi angioletti. Tra questi un putto dalla robusta corporatura sostiene la Croce aiutato da un angelo adolescente, dai delicati lineamenti, con il corpo cinto da un vaporoso manto rosso. La composizione del dipinto è impostata su direttrici oblique e sulla cromia in cui spiccano delicate tonalità di azzurro e i luminosi rossi. L’espressività intensa dei personaggi e i caratteri dello stile avvicinano il dipinto alla produzione pittorica napoletana del primo Settecento, che esprime uno stile perfettamente in sintonia con le esigenze della committenza degli ordini religiosi, in particolare dei carmelitani scalzi.

47Sulla sinistra, dando le spalle all’altare maggiore, s’incontra la cappella di Santa Teresa. Al centro è situato l’altare di marmo policromo, proveniente dalla chiesa dei S.S. Pietro e Paolo, donato della famiglia Palmieri.

48L’opera marmorea è realizzata sul modello degli altari napoletani settecenteschi, presenta un piano mensa sorretto da due poderose volute che fiancheggiano il paliotto che si presenta arretrato, caratterizzato da una decorazione centrale molto ricca e reca nella parte centrale un medaglione ovale con una croce scolpita. Ai lati il marmo bianco realizza il contorno di un disegno che ricalca lo stemma dei Palmieri. Il postergale dell’altare è a doppio gradino e termina con due putti capoaltare di marmo bianco.

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Sopra l’altare trionfa la tela che raffigura La cena di Emmaus, il primo dei cinque dipinti provenienti dalla chiesa di San Salvatore, esempio di notevole saggio del manierismo in Puglia, fine sec. XVI, forse della bottega di Gaspare Hovic, secondo una recente attribuzione. La scena si svolge all’interno di un edificio classico, come si può vedere dai basamenti delle grandi colonne. In primo piano, due muscolose figure maschili sui due lati della tavola, vigorosamente chiaroscurate fanno da cornice alla figura del Cristo. Gesù, essendo risorto, appare in tutto il suo splendore coronato da angeli e viene raffiguratocon i simboli della sua iconografia tradizionale, ha gli occhi rivolti al cielo, i capelli lunghi, la barba, mentre compie il sacro gesto di spezzare il pane. I due discepoli, vestiti da pellegrini, sono rappresentati nello sconvolgimento interiore conseguente al riconoscimento. Le pose scomposte, l’atmosfera raccolta, la varietà delle tinte permettono di individuare lo stile del tardo manierismo.

Nella cappella dell’Angelo Custode è collocata la tela settecentesca di autore ignoto raffigurante l’angelo custode che lotta con Satana. A destra  della cappella è collocata la tela firmata da Ignazio Montella che rappresenta L’estasi di Santa Teresa. Al centro l’antico fonte battesimale del XVI sec. della ricordata chiesa dei SS. Pietro e Paolo.

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acquasantiera santa teresa.jpg

Il fonte battesimale, che serviva per l’infusione dell’acqua benedetta durante l’amministrazione del sacramento, è realizzato in pietra e presenta una forma sulla base della simbologia diffusa nel Cinquecento. La tipologia più utilizzata è quella che richiama la conchiglia, da sempre legata all’acqua e nel Mondo Cristiano riconduce alla nascita, come anche alla rinascita intesa come purificazione dello spirito. Il fonte battesimale di questa chiesa è collocato, come nella maggior parte delle chiese parrocchiali, a destra dell’entrata, per ricordare simbolicamente al fedele che con il Battesimo si entra nella comunità cristiana.

È realizzato in marmo e presenta una forma a coppa a sezione circolare. La parte esterna ricorda una conchiglia con coste radiali che si conclude con una scanalatura e un motivo decorativo formato da ovoli alternati ad elementi floreali. La copertura è costituita da una struttura a cupola ribassata in rame priva di decorazioni. La vasca è sorretta da un piedistallo a pianta circolare, modanata e intarsiata con decorazioni floreali. Questa tipologia si colloca nel contesto delle soluzioni proposta dalla scultura di suppellettili liturgiche in ambito pugliese nel 1500.

In particolare è possibile stabilire un confronto con il fonte battesimale della chiesa di Sant’ Antonio a Monopoli, realizzata negli stessi anni e che presenta analogo esito formale per quanto riguarda la forma della vasca e della decorazione.

57Sulla controfacciata ai lati della bussola d’ingresso lignea sono collocate due belle acquasantiere in marmo bianco del 1727 realizzate da maestranze napoletane.

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Documenti relativi alle spese sostenute dai frati per l’acquisto di acquasantiere ci informano che “coccie di marmo bianco in servizio di detta Chiesa per l’acqua santa”provengono da Napoli e sono costate alla chiesa circa quarantasei ducati.  Entrambe presentano una forma a conchiglia. Le acquasantiere sono sormontate da due epigrafi.

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La prima a destra recita:

 

SUMMO NUMINI

DIVO JOAN BAP: ET ANNAE TUTEL

IN UTRIUSO: SICILIAE REGNO

CAROLO AUSTRIACO VI. IMPERATORE

IN URBE

CLEMENTE XI P.M.

IN DISCALCEATA CARMEL RELIGIONE

HYACINTHO A S. CATHARINA PREA GEN.

ANNO SALUTIS HUMANAE MDCCXVI

TEMPLUM HOC COEPTUM

AD TANDEM EVECTUM

CAROLO HYSPANIAR. INFANTE REGE

CLEMENTE XI P.O.S.

MARCELLO A S. ANNA PRAESULE GENER.

ANN. REDENTION CDDCCXXXV

REGNUM ECCELSIAM RELIGIONEM

GUBERNANTE

FF. PRO TEMPORE CENOBII PP.

 

AL SOMMO DIO

SOTTO LA TUTELA DI SAN GIOVANNI BATTISTA  E ANNA

NEL REGNO DI ENTRAMBE LE SICILIE SOTTO CARLO VI IMPERATORE AUSTRIACO

NELLA CITTÀ

SOTTO CLEMENTE XI PONTEFICE MASSIMO

SECONDO LA CONGREGAZIONE DEI CARMELITANI SCALZI

ESSENDO PRESULE GENERALE GIACINTO DA  SANTA CATERINA

NELL’ANNO DI SALVEZZA UMANA 1736

(FU) QUESTO TEMPIO INCOMINCIATO

E INFINE COMPLETATO SOTTO IL REGNO DI CARLO DI SPAGNA BAMBINO

SOTTO   PAPA CLEMENTE XII

ESSENDO MARCELLO DA SANT’ANNA PRESULE GENERALE

NELL’ANNO DI REDENZIONE ? NON PUÒ ESSERE 1735 SE È INIZIATO NEL 1736

GOVERNANDO IL REGNO  LA CHIESA  LA CONGREGAZIONE

E TEMPORANEAMENTE IL CENOBIO DEI PADRI (CARMELITANI)

 

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La seconda a sinistra recita:

D.O.M.

HASCE SACRAS AEDES

S. JOAN BAPTISTA NOMINE

A PP. CARMELITIS DISCALCEATIS

E FUNDAMENTIS ERECTAS

JUL ANT. SACCHI EPISCOP: MONOPOLIS

SS. MARTYRUM

THEODORI FORTUNATI ET URBANAE

IN ARA PRINCIPE

VIII. IDUS NOVEMB. ANN: CDDCCXXXV

RELIQUIAS COLLOCANDO

CONSECRAUIT

AD DEDICATIONIS FESTUM

DOMENICA II EJUSDEM NOVEMB

POSTERITATI

STATUIT CELEBRARI

D.O. M.

QUESTO SACRO TEMPIO NEL NOME DI SAN GIOVANNI BATTISTA

DAI PADRI CARMELITANI SCALZI

ERETTO DALLE FONDAMENTA

SOTTO GIULIO ANTONIO SACCHI VESCOVO  DI  MONOPOLI

DEI SANTISSIMI MARTIRI TEODORO  FORTUNATO  E URBANA

SULL’ALTARE PRINCIPALE

ALLE OTTAVE IDI DI NOVEMBRE (24)  DELL’ANNO ?

COLLOCANDO  LE RELIQUIE

CONSACRÒ

E STABILÌ DI CELEBRARE LA FESTA DELLA DEDICAZIONE

LA  SUCCESSIVA DOMENICA  DEL MEDESIMO NOVEMBRE

17La navata è coperta con una volta a botte interamente decorata con delicati stucchi.

Il transetto con l’altissima cupola e la lanterna esibisce sulle pareti numerosi dipinti, alcuni attribuiti a celebri autori: a destra la Crocifissione di Cristo con SS. Francesco e Leone Magno di Antonio Mariani del 1600, la Trasfigurazione di Gesù opera del napoletano Andrea Miglionico del 1700, i Santi Pietro e Paolo del 1601 di autore ignoto, la Trinità e i Santi di Gianbattista Lama del 1711; a sinistra la Crocifissione di S. Pietro realizzato nel 1500, si presume sia una copia del S. Pietro della Pinacoteca Vaticana di Guido Reni e il dipinto di S. Sapino vescovo e ammalati del 1500 di autore ignoto.

L’ ingente patrimonio pittorico fa della chiesa di Santa Teresa un grande contenitore storico-artistico. Oggi la chiesa proprietà della curia di Conversano di Monopoli  è sede della Parrocchia di San Pietro. Il convento, invece, appartiene all’ A.S.P. casa di riposo “Romanelli Palmieri”.

 

Bibliografia:

  • Michele Pirrelli, Tra Conventi e Monasteri, GELSOROSSO.
  • Rocco Panzarino,Maria De Mola, Marzia Angelini, Guida dell’alrte sacra nel territorio di Fasano, FASO EDITRICE. 
  • Michele Pirrelli, Per la Cattedrale Barocca di Monopoli, SCHENA EDITORE
  • Clara Gelao, La Pinacoteca Provinciale di Bari, ARGOS

Sitografia: